01/09/2008
DANZE ITALIANE DEL SUD
La ricchezza del folklore meridionale, limitata a Napoli nell'immaginario collettivo, è ricca di sorprese. Feste tradizionali con rituali antichi e complessi sono ancora vive accompagnate da balli; molte feste sono collegate ai pellegrinaggi ai santuari, collocati spesso in luoghi difficili da raggiungere, con lunghe camminate a piedi, anche in salita.
ELENCHIAMO ALCUNE DELLE DANZE ANCORA VIVE
TAMMURRIATA Così è comunemente chiamato questo "ballo su tamburo", prendendo il nome dallo strumento principale che lo accompagna "tammorra" o "tammurro", una sorta di tamburello ma di dimensioni più grandi. A questo strumento è' affidato il compito di mantenere costante il ritmo del ballo e di sottolineare ed accompagnare le strofe cantate che vi si improvvisano, le quali narrano i fatti della vita quotidiana; il loro contenuto varia secondo l'occasione di esecuzione della danza. E' tra i balli tradizionali più diffusi in Campania (provincie di Napoli e Salerno) ed e' forse la trasformazione di una danza di guerra. Si esegue quasi esclusivamente in occasione di feste religiose, dove rappresenta un momento rituale molto sentito, fondendo sacro e profano.
La ritualità del ballo e' messa in evidenza dai passi e i gesti che assumono un preciso significato simbolico (a meta' strada tra il mondo reale quotidiano e quello magico dell'immaginario), che si intrecciano e si condizionano all'interno della cultura contadina. Oltre all'essenziale tammorra, può' essere accompagnata a completamento dal "triccheballacche", il "putipù" e "la tromba r'e zingare" (scacciapensieri), ma essenziali per i ballerini sono le nacchere (qui chiamate castagnette) con le quali anch'essi marcano il tempo e lanciano, quasi sul filo dell'inconscio, un richiamo a distanza per i loro compagni che lo capteranno e risponderanno avvicinandosi.
Si balla in coppia (sia mista che dello stesso sesso, assumendo atteggiamenti diversi) e si svolge in movimento circolare.
A cominciare dal sabato dopo Pasqua (sabato dei fuochi, Somma Vesuviana), continuando con la domenica in albis (pellegrinaggio al santuario della Madonna dell'Arco) ed altre domeniche successive alla Pasqua, la tammurriata viene eseguita al lato delle cerimonie religiose e processionali, in diversi santuari dell'area campana, sempre in occasioni di celebrazioni dedicate alla Madonna.
Si possono definire a grandi linee tre stili: Terzigno – Pagani /Scafati(agro sarnese/nocerino) e domiziano
Terzigno: è un paese dell’area vesuviana come tanti altri dove si balla il ballo su bamburo, ma alcuni ballerini (attualmente Angelo Avino) ne hanno portato avanti lo stile particolare con maggiore determinazione. In queta stile c’è una sequenza rotatoria principalmente in senso ORARIO, eseguita dalla coppia che sta affiancata con la spalla sinistra ed esegue il ballo con movimento all’indietro.
Pagani – altro paese della zona verso Nocera inferiore e Scafati (vicino Pompei) nella vallata del fiume Sarno. Qui il senso rotatorio è principalmente antiorario e viene eseguita una “vutata” battendo il piede ed eseguendo anche (principalmente tra uomini) l’allaccio della gamba, alternativamente può essere o destra o sinistra. Per eseguire l’allaccio uno dei due ballerini dovrà dare il segnale battendo la punta del piede con movimento a ZIG-ZAG in maniera di trovarsi ad un certo punto con la gamba alzata pronta all’allaccio; l’altro ballerino deve aver recepito il segnale.
Domiziana: questa definizione è GEOGRAFICA (paesi sulla linea della via Domizia) abbraccia lo stile giulianese, completamente differente.
Pizzica te core:
la pizzica è una forma di tarantella molto antica, che ancora oggi viene eseguita nel salento, estrema punta della regione Puglia, in varie occasioni di festa. E’ un ballo di coppia, ed è chiamato “pizzica te core” oppure anche “pizzica pizzica” per distinguerlo dalla “pizzica tarantata”. La stessa musica veniva usata come terapia con le persone (principalmente donne) che lavorando nei campi venivano morse dalla “taranta” (oppure pensavano di essere state morse dalla tarantola) e trovavano sollievo al loro male nell’agitarsi affannoso al ritmo del tamburello o al suono del violino.
Fino ad un passato piuttosto recente la pizzica tarantata rappresentava una forma di ballo rituale molto complesso ed era forse l’unico momento in cui queste persone, represse e soffocate da una condizione economica e culturale molto ristretta, potessero esprimersi liberamente. Questo rituale e’ quindi legato alla sofferenza ma e’ rimasto nella memoria come un rito magico, dando anche al ballo di coppia una sensazione speciale.
23:48 Scritto da: cadillacbianca in tradizioni popolari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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